Il codice di eleganza : dresscode e parametri interni.

“L’eleganza vera è un’assenza che rimane nell’aria”

(M.De Giovanni)

Esiste ancora oggi un codice di eleganza. Ne è passato di tempo dalla pubblicazione del libro “Il Galateo” di Messer Giovanni Della Casa, pubblicato la prima volta nel 1558, sottoforma di trattato per ragionar dei modi che si devono tenere o evitare in una comune conversazione. Il modello etico ed estetico dell’uomo del Rinascimento non si limita alla sola nobiltà dei costumi ma include una nobiltà d’animo raggiungibile da tutti, e non ristretto ad una sola classe sociale. Per eleganza non si intende uno “status” economico tale da indurre di conseguenza alla ricerca di brand ricercati o frequentazione di luoghi d’élite; ma l’acquisizione di un codice comportamentale che prescindendo dal possesso di beni si ponga ad un livello alto di gesti armonici e pensieri, parole che riflettano una calma disarmante. Si perché l’eleganza disarma senza bisogno di usare strumenti costosi o atteggiamenti altezzosi. Nasce in un animo nobile e veste per scelta abiti sobri. In quella che noi chiamiamo “informazione fluida” data dai social e dagli strumenti digitali, ritroviamo talvolta qualche “influencer” o “blogger” che ribalta fortunatamente i codici alla moda, per ritagliarsi un pubblico “di nicchia” che possa ancora anelare a dei comportamenti o stili non di “massa” e quindi regalare codici di classe e sobrietà che possano essere seguiti da chi ama distinguersi. L’eleganza è qualcosa di aristocratico, legato al buon gusto, alla qualità e non alla quantità. L’eleganza è sovversiva. E’ per pochi non per tutti. E’ un modus “vivendi e operandi” che cozza con il concetto di stravaganza, di abbondanza, di chiasso e mera apparenza.

E’ minimalismo. E’ tutto il contrario del mettersi in mostra. E’ muoversi tra le vie di città e tra le “vie ” del web con garbo e in silenzio. Il concetto di assenza e di presenza saltuaria, di parole brevi, scelte accuratamente, di colori tenui e pastellati, di sorrisi accennati e di frasi non completamente concluse. La persona elegante sceglie quando essere presente e quando uscire dalla scena. E lascia una scia di profumo delicata dietro di sé che rimandi al ricordo del suo passaggio.

I codici e il suo lessico

Minimalismo: il concetto di minimalismo è legato al termine “essenziale”. Chi è elegante è minimalista, nella scelta degli abiti da indossare e nell’arredamento della propria casa. Pochi elementi, pochi accessori, pochi colori due o tre max distribuiti con gusto.

Sobrietà: E’ sobrio/ sobria colui/colei che conosce la giusta misura delle cose. Le giuste quantità, nel vestire, nel parlare e persino nel mangiare. Una persona elegante non si abbuffa di cibo, ad un party a buffet preferirà comunque due o tre elementi max nel proprio piatto che possano tra di loro associarsi bene. Le quantità sono minime, ed il consumismo non è un must.

Educazione: una persona elegante è in primis educata nei modi. Sceglie con cura le parole da pronunciare e la teoria e la pratica sono sempre in armonia. Ciò che dico, non è poi diverso da ciò che faccio.

Silenzio: L’eleganza è figlia del silenzio. Meglio tacere che esprimere rabbia. Meglio il silenzio ad una parola non scelta con cura. Silenzio, non significa assenza di parola, ma mettersi in ascolto della parola altrui.

Selezione: Una persona che ha gusto e ama la classe, non potrà non optare per una scelta e scartarne altre mille. La selezione è naturale, nel cibo come nelle letture, nella musica, al cinema come al teatro, nella vita sociale, negli hobbies come nelle persone da frequentare e/o i contesti da vivere.

Vibrazioni: Una persona elegante vibra sui toni di una musica di classe, non assordante, ma modulata ed in armonia con l’ambiente circostante. Una persona elegante non ascolterebbe mai la musica ad un volume troppo alto, perché significherebbe disturbare l’ambiente circostante. E anche il genere musicale sarebbe in armonia con la propria vibrazione interiore. La musica jazz o da camera, o da cantautore, è in linea con una persona elegante. Alcuni generi stonano inevitabilmente.

Gestualità: Non è elegante chi non gesticola, ma chi dei propri gesti si prende cura. I gesti solitamente sono sinonimo di classe o non classe, se come le parole, non sono scelti con cura. Alcune gestualità sono anzi sinonimo di classe e buon gusto. Muovere lentamente le mani, togliere lentamente gli occhiali, accavallare con garbo le gambe o passare le dita tra i capelli, tutto questo conduce ad una comunicazione non verbale che dice molto del fascino e dell’aurea che creiamo attorno a noi.

Fascino: figlio dell’eleganza. Non esiste fascino senza eleganza. Le persone restano affascinate dalle persone eleganti, che sanno muoversi nello spazio dato con armonia.

Sensualità: Una persona elegante anche se non esteticamente bella, conosce i trucchi della seduzione e sa come suscitare curiosità nell’altro, senza invadere il campo, lanciando segnali impercettibili.

Equilibrio: Una persona in equilibrio con se stessa è inevitabilmente in equilibrio anche con gli altri. Questo termine è un altro figlio dell’eleganza. Chi è elegante è equilibrato nei gesti, nelle parole, nel mangiare, nel dare giudizi, che spesso evita. Chi vive in equilibrio evita gli eccessi in ogni ambito.

Spiritualità: Esiste un’eleganza di modi che in maniera indiscussa proviene da una eleganza interiore. Chi cura il proprio giardino interiore con la preghiera o la meditazione, si avvicina sempre più a quel concetto di perfezione che è equilibrio quindi eleganza.

Accordo: Come uno strumento accordato produce una musica armonica, quindi elegante, perché priva di sbavature, così una persona elegante è in accordo con le proprie sensazioni, istinti, desideri, sogni. In accordo con il proprio mondo interiore ed esteriore. Anche dove una situazione sembra non essere in accordo, prova ad accordarsi per il proprio bene e per l’altro.

Cura: Una persona elegante si prende cura di sè e degli altri. La cura riguarda ogni aspetto della vita sociale, intima e personale.

Positività: Chi è elegante emana luce, e la luce non deriva mai da un atteggiamento negativo, ma dalla capacità di reinventarsi la “realtà” per renderla un luogo migliore per tutti.

Gentilezza: Le persone eleganti davvero si rivestono di gesti gentili verso se stessi e gli altri, sempre pronti a guardarsi intorno, e la loro giornata ha un senso se corredata da piccoli atti di gentilezza spontanea e mai calcolata sulla base di un profitto.

Onesta’: Una persona elegante è onesta. Non conosce falsità, tutto fa per il bene comune. Non pronuncia bugie e non usa sotterfugi per raggiungere scopi o traguardi.

Arte e Cultura: L’uomo o la donna elegante si attiva ogni giorno per migliorare la propria conoscenza. E’ elegante colui/colei che legge, si interessa di arte, frequenta luoghi rappresentativi del sapere dove può incontrare una collettività con cui rapportarsi e conoscere altri lati di sè, condividendo cultura e buone prassi.

Umiltà: Una persona elegante è umile, perché vive di un’eleganza non ostentata. L’ostentazione è frutto dell’eccesso. E tutto ciò che è eccesso non è mai eleganza.

Ritualità: Una persona si definisce elegante se nella propria quotidianità si riveste di piccole ritualità che regalano valore alla propria persona. Anche se mangio sola/o mi apparecchio con una tovaglia raffinata, accendo una candela, utilizzo utensili di ceramica e vetro, evito la plastica, preparo con cura il pasto da consumare, evitando sprechi. Uso la crema dopo la doccia, due gocce di profumo, anche se non esco. Mi prendo cura del mio ambiente anche se non aspetto nessuno.

Valore: Una persona elegante conferisce valore alle cose e alle persone e porta rispetto in ogni contesto.

Postura: L’eleganza non siede ovunque e non cammina senza porre attenzione ai propri passi.

Lentezza: Chi è elegante cammina non corre. Esiste una famosa canzone di Sting “English man in New York” che esprime questo concetto in tutta la sua efficacia e poesia. “A gentleman will walk but never run”(Un gentiluomo camminerà, non correrà mai)

Dettagli: L’eleganza dà importanza ai dettagli, perché sono sempre quelli a fare la differenza.

Poesia: Il concetto di poesia come massima espressione dell’eleganza dell’animo umano. Una persona elegante vive in maniera poetica ogni attimo della propria vita, regalando immagini in versi a chiunque passi per la sua strada.

L’eleganza è un mindset, non un vestito costoso. E’ un tempio nel quale scegli di muoverti. E’ un giardino che curi ogni giorno. E’ l’equilibrio e la pace in mezzo al caos.

Quando a manipolare sono le donne.Intertestualita’ e parallelismi in Chiru’ di Michela Murgia

Incipit Chirù

Chirú venne a me come vengono i legni alla spiaggia, levigato e ritorto, scarto superstite di una lunga deriva. Era vestito da adulto e ostentava una disinvoltura sfrontata, ma sotto la giacca da orchestrale gli s’intuivano due braccia troppo lunghe per essere qualcosa di piú che goffe. Aveva un violino con sé, e chi lo aveva convocato gli aveva fatto credere che avrebbe potuto suonarlo sul palco accanto a me. Temendo l’inesperienza che gli si leggeva addosso, trovai un modo gentile per dirgli che preferivo recitare in silenzio e lui, senza mostrare alcun risentimento per quel primo battesimo di sfiducia, accettò. Si sedette nella terrazza del centro storico e mi ascoltò con la stessa attenzione degli altri presenti.

La parola. Che bella invenzione. Soprattutto quando ad utilizzarla è una donna di cultura che sa come scegliere con cura le frasi da utilizzare. Una donna consapevole del potere intrinseco di termini intrecciati non a caso, in un gioco di colori e sfumature come i fili di un tessuto multicolor. E’ ció che accade nel romanzo ” Chiru’ ” di Michela Murgia, Einaudi 2011.

Il lettore conosce Chiru’ attraverso le parole di un’attrice di teatro, Eleonora. L’incipit è di una bellezza disarmante: rimanda ad echi marini, salmastri. Il giovane Chiru’ è come un legnetto che si trova sulla spiaggia, che giunge alla riva spinto chissa’ da quale corrente”levigato e ritorto” ” scarto superstite di una lunga deriva”. Non è un caso forse che la prima similitudine sia legata al legno, materiale da lavorare, che rimanda alla favola di Pinocchio e il suo creatore Geppetto. Il legno è meno facile da modellare rispetto all’argilla, ma sicuramente piu’ facile di una pietra. Questo legnetto arriva ad Eleonora in maniera quasi inaspettata. Lei, attrice di teatro, quarantenne, lui violinista giovanissimo, in cerca di qualcuno che lo introduca nel mondo dello spettacolo,forse o di qualcuno che gli faccia da mentore, e gli apra la strada verso la conoscenza di se’ inconsapevolmente.E’ Chiru’ a cercare lei. E lo fa con una naturalezza che sembra spiazzarla. Eleonora senza accorgersene forse e senza volerlo, probabilmente, inizia a diventare una sorta di ” pigmalione” per Chiru’, alternando seduzione e manipolazione. Il romanzo esplora il potere della parola e della mente, del rapporto ambiguo tra un uomo piu’ giovane e a tratti inesperto ed una donna piu’ grande che riveste il ruolo di madre, di mentore, di amica, di amante, senza volerlo, nel paradosso di essere ” carnefice e vittima” di un continuo e interessante scambio di ruoli.

Il rapporto tra Chiru’

ed Eleonora : un percorso di apprendimento, dove entrambi donano e ricevono nuovi stimoli.Eleonora condivide la propria esperienza di vita, Chiru’ dall’altra parte regala attimi di fresca gioventu’, di liberta’ e leggerezza. Entrambi sono complementari. Lui nella sua sete di scoperta e di crescita, insegue in lei un’ideale, lei invece grazie a lui fa emergere la voce di quella ” ragazzina” cresciuta in un paese del sud, con quella voglia di una liberta’ castrata dal patriarcato. ” Chiru” ricorda la commedia di George Bernard Shaw ” Pygmalion” dove il professore Higgins, nel ruolo di mentore, trasforma Eliza Doolittle da fioraia di strada in una lady dell’alta borghesia. Una sorta di ” pretty woman” dei giorni nostri. Il cambiamento in Chiru’ avviene sia nel modo di atteggiarsi, sia nel modo di essere e di vivere la propria interiorita’. Eleonora lo accompagnera’ persino in una sartoria di abiti maschili per fargli conoscere i tessuti, e l’importanza per un uomo di scegliere un vestito di classe per il debutto in societa’. Eleonora cerchera’ di plasmare Chiru’secondo la sua visione e i suoi gusti, Chiru’ restituirà ad Eleonora lo spettacolo delle sue fragilità e dei desideri reconditi. La dipendenza emotiva diventa qualcosa con cui bisogna fare i conti. A qualunque età.

Esiste una scrittura di gender?

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Mi sono sempre chiesta se esistesse una scrittura femminile, maschile, o binaria. Se penso alla modalità di scrittura di autrici inglesi del passato come Jane Austen o le sorelle Brontë, dove è ben delineata un’ideologia di ” femminismo” al contrario, ricca di dettagli scenografici e psicologici della mente delle ragazze dell’epoca in cerca di marito, nella quasi ossessiva cura del particolare, nell’indugiare fino allo sfinimento in sdolcinate effusioni mentali, e poi lo confronto con uno stile sobrio di scrittori di sesso maschile, italiani e non, trovo la risposta. Lontana dallo stendere ” tesi assolutiste” per cui lo scrittore maschio scrive cosi , se parla d’amore è donna, perché sappiamo che ogni scrittore ha uno stile e talvolta le modalità si mescolano, proprio secondo la teoria che in una donna e in un uomo c’è sempre una parte maschile e femminile più accentuata o meno. Precisato ciò, da sempre mi sono posta la domanda se la scrittura di per sé avesse un sesso riconducibile al femminile e al maschile e affermo, con i rischi del caso, che le parole hanno un sesso. Alcune appartengono ad un dizionario femminile, altri a quello maschile, dove per maschile e femminile parlo di una condizione a sé, estrapolata dal contesto sociale. Donna-uomo come concetto assoluto simile al binomio giorno-notte. I due opposti. Ying e Yang. Inevitabili e reali, escludendo ogni riferimento a scelte sessuali o ormonali. Entrando nel “core” (english word), nel punto centrale della mia affermazione, ne esplicito con esempi pratici la motivazione. Colgo nel dizionario maschile una certa essenzialità, emblema del pragmatismo. Il “non” uso di periodi lunghi e articolati, ma frasi nette, che non rimandano echi. La scrittura femminile è invece impregnata di parole, parole, parole, e soprattutto di un uso smodato della punteggiatura, punti sospensivi e due punti.La donna ha bisogno di spiegarsi, di essere chiara, e non ne ha mai abbastanza, quando racconta storie e quando le vive nella vita di tutti i giorni. L’uomo si spiega, se lo fa, con l’essenzialità. Lapidario. Se capisci bene, non è un problema suo. La comunicabilità ridotta ai minimi termini. Ci sono uomini che leggono romanzi scritti da donne e donne che apprezzano quelli scritti dagli uomini? Preferisco non rispondere, perché credo poco alle statistiche e alle dichiarazioni assolute in termini quantitativi. Ciò di cui sono certa è che l’uomo è “visivo”e la donna uditiva. Ciò non può non essere riscontrabile nella scrittura, in termini di contenuti e modalità espositive. Non bisogna combattere “la diversità” ma accettarla come complessa e ricca fonte di confronto e di crescita. Bisogna piuttosto far decadere e annullare gli stereotipi e le categorie di genere, le critiche legate al pregiudizio riguardanti la qualità di un’opera. In una società di stampo “maschilista” la vera rivoluzione non è l’omologazione al mondo “maschile”, o il combattere per farsi accettare, ma l’accettazione della bellezza delle diversità. Esisto in quanto donna, tu in quanto uomo. Punto. Scopriamoci ed arricchiamoci insieme. Dopo questo preambolo piuttosto lungo, dal generale voglio fare degli accenni al particolare della scrittura intesa come grafia ed intesa come arte portatrice di contenuti e significati. Per la grafologia ad esempio (intesa come scienza che studia la psicologia della scrittura), il maschile e il femminile, rappresentano un significato diverso dal sesso di genere, biologico dello scrivente. La scrittura parla della natura dell’individuo, in rapporto al proprio mondo “intimo” e alla relazione con l’altro. Leggevo in un articolo sul web di un paio di anni fa riguardante la grafia che “L’identità sessuale non sempre coincide con l’identità di genere, per cui una ragazza di identità sessuale femminile, potrebbe sentire in sè un’identità di genere mascolina e presentare una grafia con sembianze mascoline”, quindi un tratto deciso, ove il tratto femminile risulterebbe invece ondeggiante, armonioso, decorativo. Interessante sapere che esiste in psicologia un test chiamato “Bem sex role inventory test” ideato da Sandra Bem e dichiara come le persone identificano loro stessi psicologicamente. L’obiettivo era esaminare la psicologia androgina e fornire un’evidenza empirica di come esistano dei vantaggi per quella personalità in cui coesistono elementi mascolini e femminili insieme contro la svantaggiata categorizzazione di genere. Sotto qualche esempio della tabella che lascerò in lingua inglese.

items for evaluating masculinity : self-reliant, defends own beliefs,independent,athletic, assertive, strong personality, forceful, Analytical, leadership, willing to take risks, makes decisions easily, dominant, aggressive, ambitious,

items for evaluating femininity: cheerful,shy, affectionate, sensitive, compassionate, soft-spoken, tender, childlike.

Non typed items : helpful, moody, happy, jealous, truthful, sincere, friendly, adaptable.

In pratica da questa tabella si evince che tutti i termini legati all’autonomia, all’essere assertivo, atletico, forte, analitico. pronto a rischiare, a prendere delle decisioni facilmente, all’essere dominante, aggressivo e ambizioso sono legati all’elemento mascolino della personalità(badate bene, non all’uomo in sè, in quanto sappiamo benissimo che ci sono donne con queste doti molto spiccate), invece le qualità definite “femminili” sarebbero più soft, l’essere gioiosa, timida, affettuosa, sensibile, compassionevole, tenera, amante dei bambini ( qualità legate al tipo di individuo con personalità femminile, sappiamo che a molti uomini possiamo conferire queste qualità) e poi esistono aggettivi neutri che proprio per questa caratteristica non possiedono sesso.

L’uso del genere è un dispositivo sociale e letterario di assimilazione, definizione e negoziazione del rapporto tra i sessi. Interessante la definizione di Judith Butler di genere come “performance” come un “atto” che in un primo luogo trae autorità dal contesto in cui si situa come “atto” che fa accadere una realtà, e crea la relazione dell’io e del mondo e la sua interazione. In conclusione un pò per gioco voglio citare alcune espressioni che sono ritenute propriamente “femminili” perchè maggiormente utilizzate dalle donne in una relazione sentimentale:

“bene” “dammi solo 5 minuti” “non ho niente”, “non mi interessa” , “chi è quella?”, “lascia perdere faccio io”, “Fai quello che vuoi”. alle parole maggiormente usate dalle donne ” cinema”, “teatro” “caffè”, “shopping”, “acquistare”, “comprare”, “spendere”, “dolcetto” “scarpe”, “stivali”, “ho le mie cose”, “adorabile”, “siiiiiii”, “emicrania”, “ceretta”, “deforestazione” “vacanze”, “cellulite” “tacco”, “rughe” ecccc

le parole o espressioni più utilizzate dagli uomini “ottimo” “esatto”, “esattamente”, “top” “mmmmmm” “macchina” “benzina” “carburante” “ma sei matta” “palestra” “cena top” “splendida” “padel”. “Ci sei per le 20′” “eh” “Fra 5 min passo” ” Sono sotto” “Troppo trucco ti sei messa” “Non ti serve ” “da morire..” “caxx” “che palle”.

Ho letto da qualche parte che” il modello maschile della comunicazione è centrato sull’oggetto, quello femminile sulla “relazione”.(N. Cinotti). L’uomo coglie l’attimo, la donna un’infinità di attimi anche quelli inesistenti.

Oud: l’essenza di “Le Mille e una notte”

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“L’Oriente in genere, odora di muschio e di carogna” (Charles Baudelaire)

All’epoca di Baudelaire l’Oriente odorava di muschio… adesso è una resina ad esaltarne il ricordo. Uno dei trend olfattivi molto alla moda in questi anni è L’Oud o (Oudh). Chi non l’ha mai sentito almeno una volta ultimamente? Rievoca atmosfere fatte di sabbia del deserto, di racconti da “Le Mille e una notte”, di sensualità e spiritualità. L’oud non è solo un’essenza base di tutti i profumi arabi, come lo è il bergamotto per i profumi occidentali (Bergamotto agrume made in Calabria, e sono orgogliosa che provenga dalla mia terra), è soprattutto un elemento terreno legato alla spiritualità. Ancestrale e mistico, veniva usato come mezzo di ascesa verso Dio nella cultura orientale. Ma cerchiamo di capire cos’è nello specifico questo aroma sublime dalle note disarmanti. L’Oud è una resina balsamica che deriva dal legno di Agar (Agarwood); quando questo viene infettato da batteri e muffe , per difendersi rilascia una resina dal profumo inebriante, chiamato appunto OUD. E’ un’essenza molto costosa ed è la base di molti profumi di nicchia, questo perché il fenomeno sopra descritto avviene molto raramente; perciò risulta difficilmente reperibile. Negli anni i profumi orientali si sono basati su essenze tipo : mirra, incenso, patchouli, vetiver, cardamomo, sandalo, muschio, zafferano, vaniglia. Nominare anche solo una di queste essenze già ci rimandava alle narici un’eco lontano di sensualità e di mistero orientale. Ora l’oud insieme a all’aroma fumè, di cuoio, pellame, terriccio, entra come protagonista indiscusso tra la biancheria e sulla pelle di uomini e donne che amano queste fragranze, in una piramide sensoriale che è adatta sia al genere maschile che femminile. Sicuramente l’ideale per pelli dal fototipo scuro, mediterraneo. Sì avete sentito bene, non troverete “per uomo o per donna” perchè l’oud è unisex. Conosciuto sin dalla notte dei tempi in diverse culture e religioni come il Buddismo, Cristianesimo, Tao, applicato nella medicina ayurvedica, araba, tibetana e cinese. Famoso come “legno degli Dei” e “Re degli incensi”. In Giappone è conosciuto come Jinko, dove è famosa la pratica del KO-Doh, l’arte sinestetica dell'”ascolto” delle fragranze, durante la quale vengono bruciate diverse qualità di jinko. Il profilo olfattivo che ne deriva è molto complesso. Si passa dalle caratteristiche note balsamiche, terrose, al cuoio, affumicato, legnoso e animale. Chi imita l’Oud utilizza il “Cypriol” che è un ingrediente economico che cerca di “copiare” l’odore dell’Oud. Se dovessimo pensare ad un libro ed associarlo alla sensualità di questo aroma, non possiamo non nominare la raccolta di favole arabe , “Le mille e una notte” curata dal traduttore Antoine Galland, il quale non fu l’autore, come molti sostengono, in quanto le favole e le novelle come ci insegna la tradizione venivano tramandate oralmente e poi trascritte da autori anonimi. Dall’arabo , la traduzione giunta fino a noi fu curata da Galland. E’ sicuramente un classico della letteratura orientale, ed alcuni personaggi come Ali Baba e i 40 ladroni, come Aladino e la sua lampada magica fanno parte anche del mondo fatato dei bambini.

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Oriental Essences:

Baccaratt Rouge (Maison Francis Kurkdjian)

Amouage -Epic Man

Dark mood

Megamare (Gualtieri)

Seminalis(Ortoparisi)

Musk Oud(Kilian)

Luxor Oud (Memo Paris)

The night(Frederic Malle)

Oud Satin Mood (Maison Francis Kurkdjian)

“I profumi sono dei potenti maghi che possono trasportarvi attraverso gli anni che avete vissuto”

(Helen Keller)

Le Mille e una Notte (PLOT)

IL RE SHAHRIYAR DELUSO ED INFURIATO PER IL TRADIMENTO DELLA MOGLIE CONCEPISCE UN ODIO MORTALE PER IL GENERE FEMMINILE. QUESTO SENTIMENTO DI ODIO LO PORTA AD ORDINARE AL VIZIR DI CONDURGLI UNA VERGINE OGNI GIORNO:AVREBBE PASSATO LA NOTTE CON LEI E LA MATTINA SEGUENTE NE AVREBBE ORDINATO L’ESECUZIONE. QUESTO ATTEGGIAMENTO CONTINUA PER ANNI FINO A CHE SHAHRAZAD, BELLA E SAGGIA, DOTATA DI UNA BUONA DOSE DI CORAGGIO SI OFFRE DI PASSARE LA NOTTE CON IL RE.PER MILLE E UNA NOTTE TIENE DESTA LA CURIOSITA’ DEL RE CON I SUOI RACCONTI INTRIGANTI INCATENATI L’UN L’ALTRO COME GLI ANELLI DI UNA COLLANA. QUESTE STORIE COLPISCONO TALMENTE IL RE , DA FARGLI DIMENTICARE IL SUO ANTICO ODIO VERSO LE DONNE. ATTRAVERSO LA CULTURA, LA FORZA EVOCATRICE DELLA PAROLA E LA CAPACITA’ DISARMANTE DELLO STORYTELLING, SHAHRAZAD SALVA SE STESSA E MILLE E UNA DONNA. DIVENTA COSI’ SIMBOLO DEL FASCINO DELLA PAROLA, DEL SUO POTERE DI SEDUZIONE, E DI SALVEZZA NON SOLO PER IL MONDO ORIENTALE MA ANCHE OCCIDENTALE.

Cinematografia: 🎬🍿Esiste una trasposizione cinematografica di “ Le mille e una notte” voluta e curata da Pierpaolo Pasolini in collaborazione con Dacia Maraini. Pasolini scelse alcuni racconti per lui emblematici e fece un remake intitolandolo “ Il fiore di Le mille e una notte”. Questo film risale al 1974 ed appartiene alla “Trilogia della vita” opera nella quale Pasolini rielabora capolavori della letteratura inglese come “ The Canterbury tales” di Geoffrey Chaucer, o classici della letteratura italiana come “Il Decamerone”di Boccaccio.

(scritto da Francesca Valeria Poli)

Le stanze della lettura

Tra i testi di letteratura erotica di quest’ultimo decennio spuntano diversi romanzi emblematici di un genere di nicchia che da tempo ormai sta cercando di attirare e raggiungere un pubblico più ampio. La teoria di quelli che “il sesso si fa non si discute” si scontra con una logica di un sesso “cerebrale” che va recuperato; chi scrive e tratta questo genere di letteratura scava dentro gli impulsi degli uomini e delle donne, esplora l’istinto per addentrarsi in segreti, comprendere personalità contrastanti, anche le più complesse;si serve di un lessico sensuale e sfrutta una serie di dettagli e descrizioni di luoghi e oggetti che sono necessari per creare un approccio euristico dei sensi, regalando al lettore gli strumenti adeguati per fruire al meglio la lettura stuzzicando l’immaginazione. Di seguito ho elencato alcuni dei romanzi che ho letto di autori contemporanei, giusto per avere un’idea di scrittori che trattano questo genere, ovviamente pian piano ne scopriremo anche altri. Questo blog nasce come un work in progress continuo, con la logica del “warming up” come un riscaldamento, un brainstorming di idee e spunti di riflessione su tutto ciò che è letteratura, su ogni tipologia di testo italiano o di lingua straniera che possa coinvolgermi e coinvolgervi. E’ un antipasto, un assaggio di tanti generi, un “viaggio” breve come una canzone che apre una vasta gamma di significati espliciti o impliciti…in base ai generi diversi sceglierò l’inchiostro adeguato, pronta insieme a voi per esplorare i sensi attraverso le parole. Inchiostro Rosso è tutta quella letteratura, immagini, sapori legati all’amore, al sesso, al piacere. Inchiostro nero è tutta la letteratura legata agli stati d’animo malinconici, psicologici, noir . Inchiostro bianco è legata al genere poetico. Inchiostro rosa alla letteratura per bambini ecc… sono tutte idee che pian piano prenderanno forma insieme a voi. Insieme ad altri autori e ad altri artisti che riempiranno queste pagine , questa cultura fluida. Sarà un viaggio da fare insieme, e come tutti i viaggi, non importa la meta, ma la strada da percorrere.

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Inchiostro Rosso

  • Ragazze che dovresti conoscere, The sex anthology, Autori Vari, Einaudi Stile libero
  • Diario di una ninfomane, Valérie Tasso, Marco Tropea Editore
  • Diario di una donna pubblica, Valérie Tasso,Tropea Editore
  • Il quaderno nero dell’amore, Marilù S. Manzini, Rizzoli
  • La sottomissione di Ludovica, Francesca Mazzuccato, Pizzo Nero Borelli
  • Written on the body, Jeanette Winterson, (traduz. italiana Scritto sul corpo, ed. Mondadori).

“Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole , di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.” (Anaïs Nin)

Limone e fragola o pistacchio e nocciola?

Dimmi che gusto di gelato preferisci in queste calde giornate d’estate e ti svelerò la tua personalità. Secondo alcuni studi condotti dal Dott. Alan Hirsch, neurologo e pschiatra americano, i gusti di gelato che scegliamo rivelerebbero alcune sfumature della nostra personalità.Il gelato offrendo un’esperienza pluri-sensoriale parla molto di noi. Si dice che quando scegli un gusto scegli di provare delle emozioni.

Cioccolato/nocciola: questi gusti sono legati alla sfera dell’emotività, chi sceglie spesso questi abbinamenti è una persona emotiva, sensibile, affascinante, seducente.

Frutta: chi ama un gelato gusto frutta è di solito una persona seria, decisa e sicura di sè, sicuramente molto solare.

Ma anche la modalità con cui mangi il gelato dice molto di te. Chi mordicchia velocemente è una persona timida, insicura; chi lecca il gelato è una persona sicura , ottimista, amante delle novità; chi succhia il gelato risulterebbe una persona emotiva ed infantile. Chi ama il cono è un tipo “voglioso”, chi sceglie la coppetta invece vuole avere tutto sotto controllo.

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Giovani scrittrici si cimentavano nel lontano 2004 (anno di pubblicazione di “Ragazze che dovresti conoscere” edito dall’Einaudi)nella stesura di racconti legati al rapporto con l’altro sesso, ognuna secondo il proprio punto di vista, creando un’antologia erotica che mirava a smantellare l’idea tradizionale che il sesso è voluto solo dagli uomini o che dopo un rapporto una donna debba aspettarsi per forza una carezza come preludio ad una storia d’amore. Con il sesso si può anche giocare e attraverso le sue trame capire la solitudine degli altri e fare esperienza della sensibilità altrui, una modalità completamente originale per scrutare i momenti vuoti, le paure e le ansie del vivere. Si susseguono ambientazioni diverse come diverse sono le autrici esordienti e non ,( Simona Vinci, Deborah Gambetta, Letizia Muratori, Valentina Maran, LJuba Gribojedowa, Evelina Santangelo, Caterina Bonvicini, Alessandra C, Carla D’Alessio, Vanessa Ambrosecchio, Giulia Blasi, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Elena Stancanelli) che attraverso le loro voci trasportano il lettore verso l’esplorazione del piacere che talvolta è giocosa scoperta, talvolta peccato e insana concupiscenza, talvolta si mescola con i ricordi d’infanzia, talvolta con la fase di maturità.Il sesso ci accompagna dalla nascita sino alla morte ed è la nostra maniera di lasciare un’impronta nel mondo. ( scritto da Francesca Valeria Poli)

What’s your favourite ice-cream taste?